I need more George Eliot in my life

We can’t choose happiness either for ourselves or for another – we can’t tell where that will lie. We can only choose whether we will indulge ourselves in the present moment or whether we will renounce that for the sake of obeying the divine voice within us – for the sake of being true to all the motives that sanctify our lives. I know that belief is hard – it has slipped away from me again and again; but I have felt that if I let it go for ever, I should have no light through the darkness of this life.

George Eliot, The Mill on the Floss

Annunci

Forse una delle pagine più belle che abbia mai letto

Tanto che mi tocca smettere di leggere e copiarla.

Sebastian osservò fuori il cielo che si annuvolava. Richiamò alla mente eroi e uomini che gli erano piaciuto e ritenne che presto, prima di quanto si potesse credere, sarebbe cominciata una nuova vita, non certamente eroica, ma piena di spunti per declamare nuove poesie.

Cerco sempre qualcosa, pensò Sebastian, e sempre attendo qualcosa. Vado ovunque e mi sembra che tutto cominci senza di me. Prima mi fermava il timore e frenavo l’istinto e l’impulso di agire. Un passo di troppo, ritenevo, e la felicità sarebbe andata, perduta per sempre, ma era solo paura. Adesso è il rimpianto di essermi fermato che mi spinge a correre in avanti, ma la bellezza, forse, è già alle mie spalle.

Maledetti i sognatori che mi hanno fatto sognatore, pensò ancora Sebastian, perché devo credere ai sogni di coloro che nulla ricordano, che tutto omettono se non l’immaginazione di essere scesi nell’ignoto dell’anima. Quante volte hanno dato spiegazioni fasulle, inventate, uscite dall’imbroglio della vanità, eppure oggi mi comporto come loro. Prevedo, spiego, racconto, ma come si può entrare nell’anima delle persone se non riesco nemmeno a entrare nella mia? Come convincerli a correre oggi, per fermarsi altrove domani, lontano da questo posto, da questa terra calpestata dai padri dei padri? E se mi sbagliassi? Se li portassi al disastro, al bisogno del furto e dell’elemosina, alla perdita delle nostre usanze e della nostra leggenda? Jonela, Jonela… mi hai dato i tuoi sogni, ma anche la tua paura. Mi hai costretto ad affacciarmi nel vuoto di un’altra storia, di un’altra cultura che a quella storia ubbidisce. Jonela… Jonela sei stata un’incorreggibile canaglia, figlia della semplicità, dell’infinita rabbia e dell’oltraggio. Ti sei fatta calzolaio per farci calzare scarpe nuove e scomode, ma ci hai lasciato il fascino meraviglioso del ricordo. O Jonela, oggi non indosserai i colori e i veli delle gonne lunghe, non ci regalerai la vista di un abito azzurro e rosso e non ci darai la noia dell’abitudine. Domani passeremo invece tra le sale piene di gente annoiata, indaffarata, ostile, opprimente, sempre con la stessa espressione, uomini e donne tutti mascherati dello stesso volto, sempre a raccontare la stessa trama, incapaci di giocare, inchiodati tutti dall’oscenità dell’imbroglio e della menzogna su tavoli ordinati e puliti. Eppure dobbiamo andare e mangiare in quelle sale se vogliamo vivere. Dovremo mischiarci tra gente senza cuore e senza coscienza e piangeremo perché i nostri sogni consolatori si dissolveranno come vapori fumanti al contatto dell’indifferenza. Jonela, noi ci trasciniamo la miseria, la destrezza del furto, la furbizia di inventare, la passione del tradimento, ma anche quell’infinita dolcezza che i gagè hanno smarrito.

Sergio Pretto, Novecento Rom, CartaCanta: Forlì, 2012. (pp. 61-62)

 

Le letture della settimana #3

“Oh, the bright young people who come here, with their bright, lively imaginations. They do nothing all day long but think of ways to kill. It’s a terribly placid society, really. But, why shouldn’t it be? All its aggressions are vented from nine to five. Still, I think it does something to our minds. Imagination should be used for something other than pondering murder, don’t you think?”

Samuel R. Delany, Babel-17

Le letture della settimana #2

Time didn’t run forwards any more. It was a solid thing you could press yourself against and feel it push back; a thick fluid, half-air, half-glass, that flowed both ways and sent ripples of recollection forwards and new events backwards so that new things I encountered, then, seemed souvenirs from the distant past.

Helen Macdonald, H is for Hawk

:::::

Fuori l’aria era fresca, ma come di grana grossa: si poteva mangiare. Colnaghi la buttò in gola dal finestrino aperto, mentre guidava verso Milano. Quando uscì dall’autostrada ed entrò in città, i profili dei palazzi in zona Certosa gli parvero torrioni di un medioevo mai terminato. Proseguì per i viali deserti, i semafori lampeggianti, la notte calda e silenziosa.

Giorgio Fontana, Morte di un uomo felice

Le letture della settimana #1

We have scarred this mild world with prospects, wounded it massively, broken it, made our mark on its most remote land and stretching for thousands of leagues across its sea. And what we break we may reshape, and that which fails might still succeed. We have found rich deposits of chance, and we will dig them out.

China Miéville, The Scar

:::::

The Disney versions of fairy tales, the ones with which we are probably most familiar, don’t offer much in the way of Prince Charming. In The Little Mermaid, Prince Eric has a great woman right in front of him but is so obsessed with this pretty voice he once heard he can’t appreciate what he has. In Snow White, the prince doesn’t even find Snow White until she is comatose, and he is so lacking in imagination he simply falls in love with her seemingly lifeless body. In Beauty and the Beast, Belle is given away by her father to the Beast himself, and then must endure the attentions of a man who essentially views her as chattel. Only through sacrificing herself, and loving a beast of a man, can she finally learn that he is, in fact, a handsome prince.

Roxane Gay, Bad Feminist

:::::

Nella mia passeggiata pomeridiana vorrei dimenticare tutte le mie occupazioni mattutine e i miei obblighi verso la Società, ma a volte succede che non riesco facilmente a scrollarmi di dosso il villaggio. Il pensiero per alcuni lavori rulla nella mia testa e io non sono dov’è il mio corpo — io sono fuori dai miei sensi. Nelle mie passeggiate vorrei restituirmi invece ad essi. Che senso ha andare nei boschi, se penso a qualcosa fuori dal bosco?

Henry David Thoreau, Camminare