tradurre i rumori forti

baccano s. m. [prob. alteraz. del lat. Bacchanal: v. baccanale2]. – Strepito assordante fatto da più persone che alzano troppo la voce litigando, o nel gioco, per protesta, ecc.: far b., sollevar b.; b. assordante, indiavolato; e poi, dico la verità, i b. non mi piacciono (Manzoni); con sign. attenuato, chiasso rumoroso: non fate tanto b., ragazzi! Fig., fare b., far molto parlare di sé; fare b. per qualcuno, per qualche cosa (o intorno a qualcuno, a qualche cosa), dare grande pubblicità, levarne scandalo, e sim.; meno com., in queste accezioni, di far chiasso.

 

bailamme s. m. [dal turco bayram, propr. «festa»: v. bayram]. – Confusione e grida di gente che va e viene, baraonda: è impossibile lavorare in mezzo a questo b.; è un vero bailamme.

 

baraónda s. f. [dallo spagn. barahunda, forse voce onomatopeica]. – Confusione di gente che va e viene, o anche di cose tenute in disordine: quella casa è una b.; che b. in quell’ufficio!; c’era una gran b. oggi alla stazione; Lasciai di Pisa La baraonda Tanto gioconda (Giusti).

 

boato s. m. [dal lat. boatusus, der. del verbo boare «gridare, rimbombare», gr. βοάω]. – Rumore forte e cupo, di solito sotterraneo: il terremoto fu preceduto da forti boati; meno com., i b. del tuono.

 

bòtto s. m. [lo stesso etimo che botta1]. –

1.b. Rumore d’un colpo: si sentì il b. di lontano; il b. di un’arma da fuoco, di un petardo, ecc. (e per metonimia, roman., botti, fuochi d’artificio); anche il rintocco della campana, spec. quando suona a martello: Ad un b. di squilla (Ariosto); settentr., il b., il tocco, l’una dopo mezzogiorno o dopo mezzanotte (anche, i due b., le due).

 

casino s. m. [dim. di casa]. –

3. Postribolo, casa di tolleranza. Fig., pop., chiasso, confusione: non fate casino!; o luogo o cosa dove regna la confusione, spec. in esclamazioni come è un vero c.! e sim.; anche, situazione ingarbugliata e confusa: col suo intervento ha creato un c.; e chi ci capisce qualcosa in questo casino?

 

chiasso1 s. m. [forse lat. *classum, tratto dal lat. mediev. conclassare «convocare; gridar forte» o dal lat. classĭcum «segnale di adunata»; o da chiasso2 nel sign. di «bordello»]. –

1.a. Rumore alto di voci fatto per divertimento: il ch. proveniva dal cortile; procurate di far meno ch.; quindi in genere strepito, fracasso, schiamazzo: non potevo dormire con tutto quel ch. giù nella strada.

 

clamóre s. m. [dal lat. clamororis, der. di clamare «gridare»]. –

1.a. Il gridare di più persone insieme, rumore confuso di voci: Il clamor delle turbe vittrici Copre i lai del tapino che mor (Manzoni). Per estens., schiamazzo di animali: il c. delle oche salvò il Campidoglio; più raram., rumore di cose, come acque, ecc.

b. Chiasso, rumore, in frasi quali suscitar c., sollevar c., di fatto che desti largo interesse (cfr. clamoroso).

2. Lagnanza, rimostranza, grido collettivo di protesta: suscitare i c. della folla; rinnovandosi, con c. grandi di quel popolo, la ignominia delle artiglierie (Guicciardini).

3. ant. Preghiera, implorazione: li figliuoli nostri hanno fatto clamori e fervori a Dio, iubili e canti (Savonarola).

 

clangóre s. m. [dal lat. clangororis, der. di clangĕre: v. la voce prec.], letter. – Suono squillante di tromba e sim.: risonava più d’una trombetta Per Roncisvalle con certo c. (Pulci); Oggi l’alloro è premio di colui Che tra clangor di buccine s’esalta (Gozzano). Anche, strepito, rumore, suono forte in genere.

confuióne s. f. [dal lat. confusioonis, der. di confundĕre «confondere», part. pass. confusus]. –

1. Il confondere, il confondersi, l’essere confuso. In partic.:

a. Situazione di più cose o persone mescolate o riunite insieme alla rinfusa; disordine, scompiglio, tumulto: in quella stanza c’era un’indescrivibile c. di oggetti d’ogni specie; il ladro approfittò della c. per darsi alla fuga; mettere, provocare c.; portare la c. in casa; c. di voci, di suoni. C. delle lingue, quella che mise i costruttori della torre di Babele nell’impossibilità d’intendersi l’un l’altro. Per estens., chiasso, rumore: non fate tanta confusione. C. elettronica, contromisura radioelettrica attiva consistente nella emissione di radioonde e, in genere, di perturbazioni radioelettriche, che si propone lo scopo d’ingannare il nemico nell’interpretazione dei dati fornitigli dai suoi mezzi radioelettrici e di presentare false indicazioni ai suoi dispositivi.

 

fracasso s. m. [der. di fracassare]. –

2.a. Rumore violento di cosa che si fracassi o venga fracassata, e in genere grande rumore, frastuono, anche di persone: il soffitto crollò con gran f.; il suono contemporaneo di tutti quei clacson produceva un f. d’inferno; i ragazzi nel cortile facevano un f. indiavolato.

 

frastuòno (pop. frastòno) s. m. [comp. di fra-, s– e tuono2]. – Rumore confuso e assordante prodotto da più persone: f. di voci, di strumenti, d’applausi; senti che f. fanno quei ragazzi!

 

rómbo3 s. m. [der. di rombo1 nel sign. 1, per il suo rumore; cfr. gr. ἐπιρρομβέω «emettere un ronzio»]. –

1. Rumore forte e profondo, per lo più di breve durata: il r. del tuono, del cannone, dell’esplosione; allo scoppio della mina seguì un r. che fece tremare tutti i vetri; si è udito il r. di un reattore di linea (P. Levi); in usi iperb.: Con la lancia arrestata il cavalliero L’aria ferendo vien d’orribil rombo (Ariosto).

2. ant. Ronzio, strepito: Simile a quel che l’arnie fanno rombo (Dante); metteva un certo r. continuo, che pareva un vespaio (Leopardi).

 

schianto1 (pop. tosc. stianto) s. m. [der. di schiantare]. –

2. Rumore secco e improvviso di una cosa che si schianta, o che scoppia: lo s. dei rami spezzati; lo s. del fulmine; si è sentito uno s. e il cornicione è crollato.

 

strèpito s. m. [dal lat. strepĭtus -us, der. di strepĕre «strepere»]. –

1. Rumore fragoroso e disordinato, prodotto in genere dal sommarsi di più voci e rumori: lo s. dei carriaggi, del treno; non stette guari a levarsi il re, il quale lo s. de’ caricanti e delle bestie aveva desto (Boccaccio); uno s. di passi, di voci; d’improvviso nella piazza si levò un grande s. di acclamazioni e di battimani; e senza alcuna specificazione: che è questo s.?; il luogo era pieno di strepito e d’un vapore nauseabondo (G. Cena); anche con riferimento a singola persona che fa rumore o strilla: se fate strepito siete morto, gli disse il veneziano (Casanova).

 

stridóre s. m. [dal lat. stridor -oris, der. di stridēre «stridere»]. –

1.a. Rumore forte di cosa (o, anche, di animale) che stride: lo s. di una carrucola; Ma quali odo lamenti E stridor di catene …? (Parini); Sente, pian piano, con sordo stridore, A doppia chiave riserrar di fuore (Giusti); si sentì lo s. di quella porta prima aperta, poi chiusa (Piovene); stridore di denti, il rumore che fa chi digrigna i denti per terrore, rabbia o minaccia; ivi sarà pianto e stridor di denti, espressione evangelica spesso citata con riferimento alle pene dell’inferno o con altri usi estens. (cfr. Matteo 8, 12: Filii autem regni eicientur in tenebras exteriores: ibi erit fletus et stridor dentium).

 

tónfo s. m. [voce onomatopeica]. – Rumore piuttosto cupo, prodotto da un corpo che cade nell’acqua o anche in terra, e meno spesso provocato da colpi battuti (spec. se questi hanno una risonanza sorda): il t. misurato di que’ due remi, che tagliavano la superficie azzurra del lago (Manzoni); un t. ci avvertì che un sacco era caduto giù dal carro; che cosa sono questi t. in cantina?; lasciò cadere la cartella vicino alla scrivania, con un t. sordo (Giuseppe Pontiggia) Talora s’intende anche la caduta, nelle espressioni fare, dare un tonfo. ◆ Dim. tonfétto, meno com. tonfino.

fonte: Vocabolario Treccani

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torno alla mia revisione ❤

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Serendipità

È lo shuffle che mi fa ascoltare questo…

…mentre traduco questo:

Gentili ascoltatori, buonasera a tutti. Il segnale orario ci ha appena avvertiti che è di nuovo arrivata la mezzanotte, è iniziato un nuovo giorno. Ecco un momento di quiete in questa gelida nottata invernale. E tu, che cosa stai facendo? Sei sdraiato su un letto soffice e caldo, ad ascoltare il lamento del vento gelato fuori dalla finestra? Oppure cammini tra il vento gelato e la neve che non si è ancora sciolta, diretto verso casa? O ancora fai straordinario, tutto solo nel tuo ufficetto? Com’è ovvio, non mancheranno nemmeno gli autisti ancora sulla strada. Non importa dove ti trovi stasera, spero che oggi dalle nostre frequenze ti arrivi un po’ di calore. Sappiate che in questa nottata invernale ci sono ancora io a tenervi compagnia. Questa è radio Nanchino Musica, nel cuore della notte, e io sono Xiaoxiao.

Diario di una traduzione dal cinese, giorno uno

Dopo più di tre anni ho rimesso mano alle traduzioni dal cinese che avevo lasciato sepolti nei meandri del mio pc. Era da tempo che sentivo la mancanza di questa lingua e della lotta per trasformarla in italiano e mi sono divertita molto. Questo è il diario delle cose che ho scoperto oggi, scritto in tempo reale, nelle pause tra un’imprecazione e l’altra.

Ah, le interiezioni!

Il mio autore (nota per i non traduttori: ebbene sì, gli autori che traduciamo ce li prendiamo, diventano “nostri”!) scrive molto bene i dialoghi e il linguaggio parlato. Peccato che in cinese questo significhi inserire un numero spropositato di eh!, ah!, oh? alla fine di ogni frase. Nella prima stesura del lontano 2012 li avevo tenuti tutti, e anche oggi sono dovuta arrivare a metà racconto prima di pensare che forse li dovevo cancellare. Ogni volta che ne eliminavo uno pensavo due cose nello stesso momento:

uno: “Oh no, come ne sento la mancanza! Un cinese non parlerebbe mai così.”
due: “Bello, adesso sì che suona italiano!”

Mi ha colpita questo sentire la nostalgia, non ci avevo mai pensato prima. Sarà proprio così, che ogni volta che sentiamo la nostalgia della lingua originale ci stiamo avvicinando alla soluzione giusta in italiano?

Maledetto presente progressivo!

Il suono acido st seguito dalla pesantezza del congiuntivo, esiste forse qualcosa di peggio per chi sta cercando (puah!) di alleggerire un testo? Dannazione! (forse l’unica espressione tradotta peggio)

Parole lette nel dizionario che spero di poter usare, prima o poi:

sfringuellare (si usa come “raccontare”)
attaccamani (è una pianta, in omeopatia si usa per combattere la cistite)